Riforma artigianato, Bianchi (Piccola Industria Confindustria): è un tema di competitività e di risorse pubbliche

“Il confronto sulla riforma dell’artigianato merita ben altro livello di approfondimento rispetto alla polemica. La Piccola Industria di Confindustria rappresenta imprenditori che ogni giorno affrontano la sfida di crescere, assumere, investire, innovare e competere. Imprese che non hanno bisogno di scorciatoie, ma di condizioni certe ed eque. Il tema non è stabilire se un’azienda con 40 o 50 dipendenti sia tecnologicamente avanzata: è comprendere quali effetti produca l’eventuale estensione a quella stessa azienda di un regime originariamente costruito per una diversa tipologia d’impresa”. Lo dichiara Fausto Bianchi, Presidente della Piccola Industria e Vice Presidente di Confindustria, intervenendo nel confronto sulla riforma dell’artigianato dopo le repliche delle confederazioni artigiane alle dichiarazioni del Vice Presidente Francesco Somma.

“Nessuno ha mai sostenuto che le imprese artigiane siano ferme al secolo scorso – continua Bianchi – Sappiamo perfettamente che innovano, investono e partecipano alle filiere industriali. Ma proprio perché conosciamo bene il sistema produttivo italiano, sappiamo che la modernizzazione di un’impresa è anche frutto del regime normativo, contributivo e contrattuale che le viene applicato. Alle nostre preoccupazioni, espresse sulla base di precise valutazioni economiche – spiega il Presidente – non è arrivata finora una risposta altrettanto circostanziata. Abbiamo indicato un potenziale impatto sulla finanza pubblica superiore a un miliardo di euro annui nello scenario più esteso, tra minori entrate contributive e fiscali. Abbiamo evidenziato che fino a 1,8 milioni di lavoratori potrebbero essere coinvolti da un possibile cambiamento del contratto collettivo applicato. Abbiamo sollevato una questione di parità concorrenziale tra imprese che operano negli stessi mercati. Sono numeri e problemi concreti. E attendono risposte nel merito”.

“Le confederazioni artigiane – continua il leader della Piccola Industria – sostengono che il testo allo studio del Governo neutralizzerà ogni possibile distorsione. Bene, allora la questione è molto semplice: attraverso quali disposizioni? Con quali garanzie per i lavoratori? Con quale quantificazione degli effetti sulle entrate dello Stato? E come si intende evitare che due aziende manifatturiere di dimensioni analoghe possano competere partendo da condizioni contributive e contrattuali differenti? Sono queste le questioni sulle quali chiediamo un confronto documentato. La competitività non può ridursi a una differenza di costi derivante dall’inquadramento giuridico. E la tutela della piccola impresa non può prescindere dalla tutela delle persone che vi lavorano, a cominciare dai giovani. Su questi aspetti occorre piena trasparenza: le condizioni retributive, contributive e gli strumenti di protezione sociale non possono restare una variabile secondaria di una riforma che punta ad ampliare il perimetro dell’artigianato”.

“Condividiamo che la competitività si costruisca con produttività, innovazione, investimenti e competenze. È esattamente per questo che riteniamo necessario affrontare fino in fondo i possibili effetti della riforma, senza spostare il confronto su contrapposizioni che non abbiamo mai sollevato. Non si tratta di mettere l’industria contro l’artigianato, ma di chiarire quale equilibrio si intenda assicurare tra crescita dimensionale, concorrenza, sostenibilità della spesa pubblica e diritti dei lavoratori”, conclude Bianchi.