Home NewsDocumenti Shock energetico e tensioni globali frenano la crescita. Presentato il Rapporto del Centro Studi Confindustria “Guerra, dazi, incertezza: a rischio la crescita”

Shock energetico e tensioni globali frenano la crescita. Presentato il Rapporto del Centro Studi Confindustria “Guerra, dazi, incertezza: a rischio la crescita”

di Unindustria Calabria
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Il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente può compromettere la crescita dell’economia italiana. È quanto emerge dal Rapporto di Previsione – Primavera 2026 del Centro Studi Confindustria, secondo cui nello scenario più avverso il PIL nel 2026 potrebbe ridursi fino a -0,7%, a fronte di una previsione di crescita dello 0,5% nello scenario di base.

A incidere in modo determinante è la guerra in Iran, che coinvolge Israele e diversi Paesi del Golfo e ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per le forniture energetiche globali, con effetti immediati su prezzi e scambi internazionali.

La posizione di Confindustria: servono misure immediate

In questo scenario, Confindustria sottolinea la necessità di una risposta tempestiva e coordinata a livello nazionale ed europeo. La durata del conflitto rappresenta infatti la variabile decisiva per l’evoluzione economica dei prossimi mesi e richiede l’attivazione di misure concrete a sostegno di imprese e famiglie. In particolare, secondo viale dell’Astronomia, diventa prioritario contenere gli effetti dello shock energetico, salvaguardare la competitività del sistema produttivo e rafforzare gli investimenti.

Scenario macroeconomico: crescita debole tra shock energetici e tensioni globali

Alla luce di queste criticità, il quadro macroeconomico globale si muove in un contesto di forte volatilità, già segnato da tensioni commerciali tra le principali economie e ora ulteriormente aggravato dagli effetti del conflitto in Medio Oriente che si trasmettono all’economia soprattutto attraverso il canale energetico. Le tensioni sull’offerta e sulle rotte di approvvigionamento stanno infatti incidendo sui prezzi e sulle aspettative, con ripercussioni dirette su inflazione, condizioni finanziarie e crescita.

In questo contesto, le simulazioni del Centro Studi Confindustria indicano aumenti molto significativi dei prezzi. Il petrolio potrebbe crescere fino al 90% e il gas del 50%, alimentando nuove pressioni inflattive e un conseguente irrigidimento delle condizioni finanziarie.

A subire le conseguenze di questo quadro è il commercio mondiale che rallenta sensibilmente e tra le aree più esposte agli effetti negativi dello scenario globale c’è l’Eurozona.

Italia: crescita fragile e scenari alternativi al ribasso

Per quanto riguarda l’Italia, lo scenario di base resta positivo ma estremamente delicato. La crescita prevista per il 2026 si attesta allo 0,5%, ma risente in modo significativo dell’evoluzione del contesto internazionale.

Le simulazioni del Centro Studi evidenziano chiaramente i rischi in caso di prolungamento del conflitto con un impatto sul PIL che potrebbe diventare molto più rilevante. In uno scenario intermedio, l’economia italiana entrerebbe in stagnazione nel 2026, mentre nello scenario più avverso il PIL potrebbe ridursi fino a -0,7%, con un peggioramento significativo rispetto alle previsioni di base e un impatto rilevante su consumi, investimenti ed export. Si tratta di una vulnerabilità che riflette l’elevata esposizione dell’economia italiana agli shock energetici e commerciali.

Difesa e industria: investimenti e produttività come moltiplicatore di crescita

Tra i possibili fattori di rafforzamento della crescita, il Rapporto individua nella spesa per la difesa una possibile leva di sviluppo industriale. L’aumento previsto, dall’1,5% al 3,5% del PIL nel prossimo decennio, può generare effetti positivi significativi sull’economia se orientato verso investimenti e produzione nazionale.

Quando queste condizioni si realizzano, l’impatto sul PIL può arrivare fino al +3,0% cumulato. Al contrario, uno scenario caratterizzato da maggiore ricorso alle importazioni ridurrebbe drasticamente i benefici, limitandoli a circa +0,9%. Il rafforzamento della filiera difesa e aerospazio si configura quindi come una leva strategica non solo per la sicurezza, ma anche per l’innovazione e la produttività del sistema industriale.

Export e Cina: fino a 16 miliardi a rischio e nuova competizione globale

Nella sezione dedicata all’analisi del commercio internazionale, il Csc evidenzia come si sia entrati in una fase di ridefinizione, segnata dal confronto tra Stati Uniti e Cina e dall’introduzione di nuove barriere tariffarie.

Nel 2025, l’export italiano verso gli Stati Uniti ha raggiunto i 70 miliardi di euro (+7,2%), ma al netto di farmaceutica e commesse straordinarie si registra una contrazione del 5,7%, segnale delle difficoltà che stanno emergendo in diversi settori manifatturieri.

Secondo le stime del Centro Studi Confindustria, nell’ipotesi in cui l’attuale struttura dei dazi venga confermata, le perdite per l’export italiano potrebbero superare i 16 miliardi di euro nel medio periodo.

Parallelamente, l’import italiano dalla Cina ha superato i 60 miliardi di euro nel 2025 (+16,4% sul 2024). La Cina è sempre più specializzata nei settori a medio-alta tecnologia, la cui quota sull’export cinese verso il resto del mondo è salita dal 28% al 42% negli ultimi cinque anni.

In questo scenario, c’è comunque un elemento positivo che riguarda le imprese italiane che mostrano una significativa capacità di adattamento. Ogni anno, infatti, circa l’8% dei prodotti cambia mercato di destinazione e il 9% quello di origine, a ritmi superiori a quelli delle imprese tedesche.

La diversificazione degli scambi si conferma così un elemento chiave per rafforzare la resilienza del sistema produttivo.

Giovani e lavoro: meno occupati e più fuga di talenti

Tra le criticità strutturali più rilevanti evidenziate dal Rapporto c’è il progressivo ridimensionamento della componente giovanile e la loro difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro.

La quota di giovani tra i 15 e i 34 anni è scesa dal 25% del 2005 al 20,6% nel 2025 ed è destinata a ridursi ulteriormente fino al 18,6% nel 2070. Una dinamica che equivale a oltre 3 milioni di giovani in meno.

Un quadro preoccupante che evidenzia per giunta un paradosso: in un Paese con meno giovani, i livelli di occupazione restano tra i più bassi d’Europa. Nella fascia 15-24 anni lavora solo il 19,7%, contro oltre il 50% in Germania.

A questo si aggiunge la fuga di capitale umano. Tra il 2019 e il 2023 circa 190 mila giovani hanno lasciato l’Italia, circa la metà dei quali laureati. Un tema che riguarda direttamente anche le politiche adottate finora che, come sottolinea l’elaborazione di viale dell’Astronomia, si sono concentrate prevalentemente sugli incentivi alle assunzioni, incidendo poco sulle cause strutturali della bassa occupabilità giovanile, come il mismatch tra competenze e domanda di lavoro.

Stabilità politica e credito: fino a 4,6 miliardi di beneficio per le imprese

Accanto ai fattori di rischio, il Rapporto evidenzia però anche alcuni elementi di tenuta, tra cui gli effetti positivi della stabilità politica degli ultimi anni.

Il calo dei tassi di interesse sui prestiti bancari ha generato nel 2025 un beneficio stimato in circa 4,6 miliardi di euro annui per le imprese, che a regime potrebbe salire fino a 13,8 miliardi.

Secondo le stime del Centro Studi, la stabilità politica può aver contribuito in misura compresa tra 0,5 e 1,4 miliardi annui alla riduzione del costo del credito, rafforzando le condizioni finanziarie del sistema produttivo.

In conclusione, il Rapporto del Centro Studi Confindustria evidenzia un quadro caratterizzato dall’elevata incertezza internazionale e da rischi al ribasso per la crescita. In questo contesto, l’andamento dell’economia italiana nei prossimi anni sarà condizionato dall’evoluzione dello scenario geopolitico e dalle dinamiche del commercio globale ma anche dalla capacità del sistema produttivo di sostenere investimenti e produttività.

Per scaricare il Rapporto: https://www.confindustria.it/pubblicazioni/guerre-dazi-incertezza-a-rischio-la-crescita/

In allegato le slide presentate con i temi e i numeri salienti.

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