Il Centro Studi Confindustria, nella sua ultima ‘Congiuntura Flash’, certifica che l’economia italiana nel 2026 mostra una crescita moderata, ma deve affrontare diversi fattori di rischio.
La crisi nel Golfo e la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz mantengono elevati e volatili i prezzi di petrolio e gas.
A settembre il Brent ha raggiunto in media 101 dollari al barile, mentre il gas europeo è salito a 77 euro/MWh.
L’aumento dei costi energetici ha spinto l’inflazione italiana al 3,3% ad agosto, massimo dell’anno.
Per contrastare l’inflazione, BCE e FED hanno iniziato ad aumentare i tassi di interesse.
Tassi più elevati rischiano però di frenare consumi e investimenti, anche in Italia.
Nonostante queste difficoltà, le previsioni per il PIL italiano 2026 sono state riviste al rialzo, da +0,5% a +0,8%.
La crescita è stata sostenuta soprattutto dai risultati positivi dei primi due trimestri e dagli effetti finali del PNRR.
Gli investimenti sono infatti aumentati nel secondo trimestre, soprattutto nel settore dei fabbricati non residenziali.
La fine della spinta del PNRR nel quarto trimestre potrebbe però rallentare ulteriormente l’economia.
Anche i consumi mostrano segnali deboli: a luglio le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,5% in volume.
Il turismo è invece cresciuto, grazie soprattutto all’aumento delle presenze straniere.
La produzione industriale italiana è aumentata a luglio, ma il PMI di agosto è sceso sotto la soglia di espansione.
Il mercato del lavoro presenta segnali di rallentamento: l’occupazione è quasi ferma e aumentano le persone in cerca di lavoro.
Le esportazioni italiane sono cresciute, soprattutto verso Paesi extra-UE come Svizzera, Cina e Nord Africa.
In Europa la situazione industriale è disomogenea, con segnali migliori in Germania e Spagna rispetto ai mesi precedenti.
Negli Stati Uniti la produzione e l’occupazione continuano a crescere, anche se a ritmi più contenuti.
La Cina mantiene una forte crescita industriale e delle esportazioni, soprattutto nei settori tecnologici e dei semiconduttori.
La domanda interna cinese rimane invece debole, con consumi e investimenti in difficoltà.
Nel complesso, l’economia mondiale e quella italiana restano quindi esposte all’inflazione, ai costi energetici e al rallentamento della domanda.
